La videoarte nello spazio

27 settembre 2008

“Camera con vista” nella nuova area per il digitale

Il titolo “Camera con vista” riprende quello del celebre romanzo di Forster, tradotto in celluloide da James Ivory, ma la mostra a Palazzo Roccella ha poco da spartire con la romantica storia dell’inglesina in viaggio a Firenze. La “camera” è infatti la nuova videoroom del Pan, la “vista” è quella dei video selezionati da Eugenio Viola e Adriana Rispoli, coppia curatoriale in costante ascesa, dopo il successo di “Sistema Binario” alle Stazioni Fs e Metropolitana di Mergellina (poi trasportata a Belgrado) e la designazione a successori di Stefania Palumbo e Gigiotto Del Vecchio nella Project Room del Madre. Nel frattempo, i contatti avviati col Palazzo Arti Napoli ha portato alla realizzazione del progetto “Video Review – Art and Documentation”  presso l’Istituto Italiano di Cultura a New York, immediatamente a ridosso di questo nuovo debutto in patria, che si sofferma – senza alcuna pretesa di esaustività, sottolineano i curatori – su un genere consolidato da anni, nonostante qualcuno s’interroghi ancora sul suo effettivo status di arte, considerate la natura ibrida e la faciloneria con cui taluni vi si approcciano, soprattutto dopo l’avvento del digitale. Innegabili, però, i vantaggi “espositivi” della videoarte: variegata, quindi in grado di accontentare varie fasce di pubblico, vicina al linguaggio oggi più divulgato (quello televisivo), facilmente trasportabile e soprattutto low cost, fatto sempre apprezzabile, per istituzioni impossibilitate a produrre altro. E poi, se e quando incontra sensibilità e competenza, eccola fregiarsi giustamente dell’appellativo d’Arte tout court. Riflessioni che è possibile applicare ad una scena locale al solito attivissima, selezionata nella panoramica, visibile fino al 17 novembre (poi toccherà a “Ramp” di Guido Acampa), che ha cercato di contemplare una pluralità di interpretazioni. Fotografi come Francesco Jodice (“Rear window”), e Donatella Di Cicco (“The Sound of Italian People”), o cineasti tout court come Antonello Matarazzo, passato per i festival più prestigiosi, da Venezia a Locarno, e Marinella Senatore, che la decima arte la insegna e la pratica sul campo in modo “corale”, piazzando davanti alla macchina da presa soggetti “provinati” per strada. Nomi “established” , come Lorenzo Scotto di Luzio (“I will survive”), Giulia Piscitelli (presente all’ultima biennale di Berlino), Mariangela Levita, e le coppie Bianco-Valente (“Self Organizing Structures”, in collaborazione col musicista Mass), Vedovamazzei (“Route, 66”) e Pasquale Pennacchio & Marisa Argentato (“Modern Relics”)… Mid-career come Franco Scognamiglio, Raffaella Nappo e Maurizio Elettrico, e giovani come Sebastiano Deva, Iabo (suo il cartoon “Batt’e man”) e MaraM. Torna in scena per l’occasione Betty Bee, regina di trasgressione, col suo “Ciao Bucchì (Sopravvivere d’arte)”; e di provocazione se ne intendono pure Moio&Sivelli, i quali presentano però l’”innocuo” “Roundabout”, girato a Ponticelli intorno alla fontana-bomboniera-carillon di Buren.

(Roma, 27 settembre 2008)

 

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