Archivio / Miscellanea

Se una donna balla il flamenco

29 ottobre 2017

Un colpo. Due. Tre. Il battito di un cuore. Lento e poi veloce, più veloce, impazzito: tamburo di guerra, gragnuola di proiettili. Infine, un movimento lento, sinuoso: le onde del mare, l’abbraccio di una notte stellata. “Tutto è possibile se una donna innamorata balla il flamenco”. E tutto è possibile se una donna innamorata delle parole s’innamora di una donna innamorata che balla il flamenco, anche se è vissuta quattrocento anni prima. Armida Parisi, insegnante e giornalista, caporedattrice della pagina culturale del “Roma”, presenta domani alle 11 al “Blu di Prussia” il suo primo racconto o, per dirla con un termine forse passato di moda ma più confacente, la sua novella dedicata a “Maria la Bailadora alla battaglia di Lepanto” (Edizioni Frame Ars Artes). A parlare di questo libro d’artista illustrato da Daniela Valentino e voluto da Paola Pozzi, che nella prefazione illustra il progetto e tratteggia lo sfondo storico, saranno Francesco Durante e Giovanna Mozzillo, “moderati” da Francesco Di Domenico e accompagnati dalle letture di Antonella Stefanucci e dalle musiche di Romano Lippi. (altro…)

In giro fra riti e tradizioni

17 ottobre 2016

copertina andar per festeFesta, farina e… flash. È un agevole excursus tra le tradizioni campane il libro che Concetta Celotto ha stilato per le Edizioni Intramoenia. Dopo “O Vascio. Breve storia dei bassi napoletani”, a quattro mani con il fotografo Sergio Siano, l’autrice invita ad “Andar per feste”, immergendosi in un folklore in bilico tra fede cristiana e retaggio pagano. Aiutato da una scrittura evocativa e da un ricco apparato iconografico, il lettore si ritrova catapultato in mezzo alla folla, stordito dai profumi di zucchero filato e nocciole, tra petardi, fanfare e coperte di seta alle finestre, pur intravedendo, oltre lo sfarzo delle luminarie e la solennità dei riti, il rovescio della medaglia. (altro…)

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Regina di quadri

30 ottobre 2013

Palma del martirio, Palma della vittoria. Scorre tra questi due estremi la biografia di Palma Bucarelli. Avvincente come il libro di Rachele Ferrario, che non ha poi avuto così bisogno di “romanzare” la vicenda di una personalità originale e complessa, che ha attraversato da protagonista mezzo secolo di storia (dell’arte) italiana, dagli anni Trenta ai Settanta.
Follemente adorata, ferocemente odiata. Rigorosa e caparbia, ma anche frivola e capricciosa.
Che Palma non sia donna dai mezzi toni lo si capisce fin dal suo apparire: occhi di ghiaccio, portamento regale. Sportiva, emancipata. Amante dei begli abiti, dei gioielli e dei motori. Dopo gli studi con Adolfo Venturi e la laurea con Toesca, la bella figlia del viceprefetto capitolino inizia la sua irresistibile ascesa. Subito accompagnata dal brusio delle malelingue, cui fornirà materiale per tutta la vita senza curarsene più di tanto. Anzi. Si vocifera, ad esempio, che la giovane – che nessuna brava madre inviterebbe per un tè con le figlie – sia addirittura l’amante di Bottai. Lei lascia dire. Perché il suo obiettivo è uno. Chiaro. (continua la lettura su sdefinizioni)

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