Steven Cox, il discorso mentale

10 dicembre 2016

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A distanza di oltre un anno dal debutto in Italia, Steven Cox torna alla galleria Annarumma (chiusura il 10 dicembre) con una serie di opere che proseguono la sua riflessione sui limiti e le potenzialità della pittura. “Language Barrier” è un ciclo vivace e immediato, che pare corrispondere in modo letterale all’antico dettato “ut pictura poesis”: tramati di strisce policrome, su sfondi assolutamente neutri e grezzi, i suoi dipinti, ritmati da continui a capo, rimbalzano l’immaginazione su fogli pentagramma o di quaderno, dove il pastiche tecnico traccia ideali proposizioni assertive. Tra pieni e vuoti, l’ordine compositivo ripercorre sforzi e vie già battute: il cammino della pittura, specie moderna, è costellato di tentativi di abbattere il limite fisico, oggettivo della tela, ingaggiando con questa lotte ora geniali ora fallimentari. Cox ci prova a modo suo, dipingendone entrambe le parti, e lasciando che l’una assorba l’altra. Recto e verso vivono in osmosi, lasciandosi permeare con soluzioni e gradi differenti da una materia ora labile e casuale, ora precisa e pesante: spruzzato, addizionato, “timbrato”, stratificato, sfregato, il colore resta tuttavia prigioniero del conflitto della bidimensionalità, barriera irta di ostacoli e, dunque, di stimoli. Se si guarda oltre il (frainteso) “discorso mentale” legato alla pittura, nel XXI secolo rimane salda la sua “altra” natura, concreta e carnale, condannata ad uno spazio che pare messo lì apposta per essere trasgredito. Allo spettatore non resta che leggere, tra le righe, l’esito di un appassionato corpo a corpo.

(Articolo pubblicato sul Roma, 9 dicembre 2016)

Il finissage di Calibè, un artista ecocentrico

7 dicembre 2016
Enzo Calibè_ Scomposizione di un miraggio_ 2016

Enzo Calibè_ Scomposizione di un miraggio_ 2016

Finissage con catalogo per un artista ecocentrico. Enzo Calibè, napoletano, classe 1980: un esempio di coerenza tra vita e lavoro, agita in modo interlocutorio e lucidamente autocritico. “A Landscape is a Landscape is a Landscape”, alla galleria E23 in via Blanch, analizza l’impronta dell’uomo sul pianeta a partire dall’abusato ossimoro costituito dall’espressione “capitalismo verde”. Una dopo l’altra, l’artista stana le contraddizioni di un sistema globale che anticipa sempre di più l’”overshoot day” della Terra (ovvero il giorno in cui risultano già esaurite le risorse disponibili per l’intero anno), ma seguita a propagandare la “green economy” come panacea per uno sviluppo sostenibile. Manipolato e strumentalizzato, l’ambiente si trasforma progressivamente in un’immagine idealizzata, miraggio svuotato di senso. more →

Laib: riso e cera per dire la purezza

2 dicembre 2016
Wolfgang Laib_ Galleria Alfonso Artiaco, Napoli_nov-dic 2016

Wolfgang Laib_ Galleria Alfonso Artiaco, Napoli_nov-dic 2016

Miseria è nobiltà. Appartengono ad un’aristocrazia dello spirito i materiali con cui Wolfgang Laib ama costruire le sue installazioni, in mostra fino al 10 dicembre alla Galleria Artiaco. Polline, riso, cera: doni della natura, semplici e preziosi, che incontrano la solidità del marmo e lo splendore del metallo. Ampie e pulite, le stanze di Piazzetta Nilo sono lo scenario deputato ad evocare l’idea di purezza che l’artista tedesco, per manifesta disillusione verso la cultura occidentale, continua dagli anni Settanta a perseguire nel corso dei suoi viaggi, soprattutto in India. more →

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