Cilicio, calvario ed espiazione

24 luglio 2007

biennale_opinioni

Un debutto in pompe funebri più che in pompa magna. Robert vo’ fa l’americano, e ai blocchi di
partenza si blocca sui blocchi. Usa – Urss. Ancora loro…

 

Chi siamo? Dove andiamo? Sembra chiedere, nero su bianco, il grande punto interrogativo sui palloncini di Hiroraren (memento) Mori. Non vi arrovellate, risponde la mostra del curatore, perché, cristiani o musulmani, atei o jainisti, pittori o videomaker, una cosa è certa: finiremo tutti quanti là. Naturalmente, una volta abbandonata la valle di lacrime che Storr ci ricorda con trappista implacabilità, alla faccia di un titolo che ai più superficiali tra gli spiriti, fuorviati dalla parola sensi, lasciava già pregustare colte e squisite mollezze da Decadenza. L’evidenza è invece un cingolato cigolante che, tra soluzioni déjà vu e approcci datati, procede nell’Arsenale (militare) su uno sterrato dissestato e spesso inutilmente tortuoso. A partire dall’eccessiva durata di alcuni video, punitiva e irrispettosa tanto per il pubblico – oggettivamente impossibilitato a trascorrere la maggior parte della giornata di fronte a filmati lunghi fino a 90’-, quanto per gli artisti, condannati ad essere “fruiti” in modo parziale e approssimativo. Ancor più ridondante è l’atmosfera engagé (e spiccatamente bellicista) che, non senza punte di stucchevole retorica, aleggia come una cupa nuvolaglia, resa ancor più soffocante dall’abbassamento della cortina di ferro. (altro…)

E se anche da noi…

17 maggio 2006
Quando accadrà anche da queste parti? Quando arriverà la bufera? Quando scoppierà la bomba? Quando salteranno i tombini? Quando cominceranno a venire fuori i segreti di Pulcinella? Chi è, o meglio, chi sono i “Lucky Luciano” dell’art-system? 

Tanti se lo staranno chiedendo, in questi giorni, mentre divampa il caso Moggi. Lo scandalo è di quelli grossi, ma certamente non distruggerà il tempio del Dio Pallone, sulle cui are continuerà a bruciare l’oppio di popoli alla cui truffata buonafede è davvero molto, molto difficile credere. Del resto, come ebbe a scrivere Leonardo Sciascia -uno che di “cupole” se ne intendeva- “l’Italia è un paese senza verità. Ne è venuta fuori, anzi, una regola: nessuna verità si saprà mai riguardo ai fatti delittuosi che abbiano, anche minimamente, attinenza con la gestione del potere”. E tutti noi, dall’editorialista del Corsera al pescivendolo del mercatino rionale, sappiamo -e perfino speriamo, con una fame e sete di giustizia che sa di sciacalla e vendicativa trepidazione- che potenzialmente ce n’è per tutti. Perché l’ex direttore generale della Juve non è soltanto il manovratore, ma l’attore (di spicco, certo, ma non monoloquente… intercettazioni docent) di un teatrino che ha tante, tante altre marionette. (altro…)

Ernesto Tatafiore – Non solo

23 settembre 2005

Napoli, Museo di Capodimonte

Icone della pittura del passato prossimo e remoto. Giganti della montagna severi e fumanti accanto a muse procaci e accese di passione. Ernesto Tatafiore scherza coi “santi” dell’arte con le sue grandi tele…

Pochi ma buoni i colori di Ernesto Tatafiore (Napoli, 1943), che brillano in uno dei tanti “rami” del museo di Capodimonte, destinato ad ospitare pro tempore il contemporaneo. Un ambiente disadorno e luminoso, in cui luccica l’oro impiegato senza avarizia, insieme ai rossi, agli azzurri e ai neri, per dar vita ad una rassegna di big della pittura di ieri e dell’altroieri, scortati, come si conviene, da qualche leggiadra presenza muliebre. E questa “galleria degli antenati”, in cui s’è accomodato con disinvoltura anche l’artefice, grande lo è innanzitutto nel formato: undici tele di 200 x 260 cm, il cui effetto è esaltato non solo dalla vivacità della tavolozza, ma anche dalle ridotte dimensioni dello spazio espositivo, in cui Tatafiore, che fino a ieri le teste le faceva rotolare giù dai patiboli della Révolution, stavolta consegna a futura memoria effigi stilizzate con un secco e sicuro grafismo, in un complesso stilisticamente familiare e fedele alla sua riconosciuta piacevolezza estetica. Tuttavia, anche nell’erigere questi monumenti egli non ha rinunciato al proprio lepido gusto per il divertissement colto, ironicamente enigmatico e seducente, proprio come le sue celebri donnine, che stavolta s-vestono i panni di muse -Luce Martinetti e Francoise Gilotchiamate ad ingentilire queste icone un po’ severe e, qualche volta, perfino burbere. (altro…)

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