Capodimonte, un museo che è terra di nessuno

3 gennaio 2012

Venerdì 30 dicembre 2011: Napoli si prepara per il cenone di fine anno. Sarà per questo che appare insolitamente deserta. Poco traffico, cielo uggioso. Una città incenerita. In sintonia, insomma, con l’atmosfera dimessa che aleggia sul Museo di Capodimonte. Meta fissata la mostra sul giovane Ribera, esposizione non priva di criticità (specie in materia di attribuzioni), ma in ogni caso attraente. Non è deserta infatti la Sala Causa, alla quale si accede con un biglietto separato rispetto al museo.  Ormai è prassi ovunque, però è difficile non rimpiangere i bei tempi (andati) delle vacche grasse, quando con un paio di euro in più si godevano insieme l’ultimo Caravaggio e la quadreria Farnese, Velazquez e il salottino cinese. Ma va bene così: c’è la crisi, e proprio sulla Cultura è caduta la scure dei tagli. Inoltre l’ingresso alla mostra comporta uno sconto (invero non troppo cospicuo) sul ticket del Museo. Dove purtroppo non poche sono le brutte sorprese. A partire dal tornello guasto alle sale chiuse. Intere sezioni inaccessibili, custodi insufficienti (per non dire inesistenti). Assente una delle highlights, la Flagellazione di Caravaggio, prestata al museo Puskin (coerentemente con la disinvolta politica nazionale di “movimentazione”…  eppure anche le rockstar si stancano in tournèe, figuriamoci tele di secoli fa), sostituita dall’Annunciazione di Tiziano. Dipinto che fissa l’inizio della no man’s land. Alle due del pomeriggio, infatti, una lunga teoria di sale della Galleria Napoletana risulta praticamente abbandonata a se stessa. Chiunque, pertanto, può fotografare liberamente i capolavori di Battistello Caracciolo, Artemisia Gentileschi, Mattia Preti, Luca Giordano. E questo, a non voler fantasticare sullo squilibrato di turno armato di taglierino, pare il minimo “danno” che si possa arrecare alle opere. Con un cuore da naufraghi, si guadagna l’uscita, non senza aver prima ritirato l’ombrello in biglietteria. Eh sì: il guardaroba è sprangato e i cosiddetti servizi aggiuntivi sono stati “ottimizzati” comprimendo biglietteria, bookshop e deposito (e se il cappotto vi fa troppo caldo, non c’è alternativa). Questo accade il 30 dicembre 2011 in uno dei più importanti musei d’Europa. Europa? Pardon, qui è diverso: siamo in Italia.

(Roma, 3 gennaio 2012)

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