Valsesia, Viceregno, Varallo: Tanzio andata e ritorno

30 dicembre 2014
Antonio d’Enrico detto Tanzio da Varallo_San Carlo Borromeo comunica i malati di peste_1616_olio su tela, 258 x 156 cm_Domodossola, chiesa dei SS Gervasio e Protasio_Ph su concessione Ufficio per i BBCC Ecclesiastici Diocesi di Novara

Antonio d’Enrico detto Tanzio da Varallo_San Carlo Borromeo comunica i malati di peste_1616_olio su tela, 258 x 156 cm_Domodossola, chiesa dei SS Gervasio e Protasio_Ph su concessione Ufficio per i BBCC Ecclesiastici Diocesi di Novara

A mostre così un tempo si era abituati. Ma sono passati troppi anni da quando, tra Castel Sant’Elmo e Capodimonte, venivano inanellate rassegne su Battistello Caracciolo, Jusepe de Ribera, Mattia Preti, Luca Giordano, Giovanni Lanfranco, per chiudere in bellezza con l’ultimo tempo di Caravaggio. A Napoli “si fa” troppo Seicento: un’accusa da rivedere. In primis perché il verbo sarebbe ormai da coniugare al passato; in seconda battuta, perché il Seicento non è mai troppo, considerati le attribuzioni, nuove o rivedute e corrette, e i ritrovamenti ancora in corso, insieme alla necessità di riportare periodicamente in superficie i tesori sommersi nei depositi museali e nelle collezioni private. (altro…)

Pignon è partito

18 marzo 2014
Ernest Pignon-Ernest_ Ph Alain Volut

Uno degli interventi di Ernest Pignon-Ernest fotografato da Alain Volut

A cavallo degli anni Novanta, essere una matricola a Napoli significava pure andarsene a spasso tra una lezione e l’altra, regalandosi spensieratamente all’aria e al sole. In primavera, poi, chi ci pensava più ai corsi di latino e filosofia. Le aule di Corso Umberto e di Porta di Massa erano a due passi dalla città antica, dove tra un bacio e una bancarella potevi imbatterti all’improvviso in quegli enormi… cos’erano? Disegni? Manifesti? Qualsiasi cosa fossero, facevano impressione. Perché erano grandi. Ma soprattutto erano veri, erano vivi.

Avere vent’anni a Napoli, allora, significava uscire dall’Università e incontrare quei pittori di cui avevano appena parlato i professori. Artisti che sui manualoni di storia dell’arte venivano talvolta liquidati in un trafiletto, e invece scoprivamo grandi, immensi.

Nascevano così amori disperati. (altro…)

Capodimonte, un museo che è terra di nessuno

3 gennaio 2012

Venerdì 30 dicembre 2011: Napoli si prepara per il cenone di fine anno. Sarà per questo che appare insolitamente deserta. Poco traffico, cielo uggioso. Una città incenerita. In sintonia, insomma, con l’atmosfera dimessa che aleggia sul Museo di Capodimonte. Meta fissata la mostra sul giovane Ribera, esposizione non priva di criticità (specie in materia di attribuzioni), ma in ogni caso attraente. Non è deserta infatti la Sala Causa, alla quale si accede con un biglietto separato rispetto al museo.  Ormai è prassi ovunque, però è difficile non rimpiangere i bei tempi (andati) delle vacche grasse, quando con un paio di euro in più si godevano insieme l’ultimo Caravaggio e la quadreria Farnese, Velazquez e il salottino cinese. Ma va bene così: c’è la crisi, e proprio sulla Cultura è caduta la scure dei tagli. (altro…)

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