Scultura internazionale a Racconigi

6 ottobre 2010

Racconigi (CN), Castello

Opere en plein air, disseminate nel “parco più bello d’Italia”. Per raccontare la scultura tra passato e presente. Ma il locus amoenus nasconde l’insidia…

Gli amanti delle classifiche saranno certamente edotti sul fatto che il Castello di Racconigi ha conquistato quest’anno il titolo di “Parco più bello d’Italia”, strappando così lo scettro alla Reggia di Caserta. Riconoscimento meritato per la residenza che più di ogni altra racconta anche attraverso un “lessico famigliare” l’epopea della controversa ex Casa Regnante, a lungo nelle posizioni di testa tra i monumenti più visitati del Piemonte, prima di essere scalzata dalla Venaria pigliatutto (sicché potrebbe essere letto nella direzione di un “rilancio” il trasferimento in loco da Aglié, palcoscenico delle ultime tre edizioni).

45 sculture monumentali (e diversamente non potrebbe essere, data la cornice, soverchiante per dimensioni e fascino), realizzate da artisti provenienti da Italia, Gran Bretagna e Taiwan: un percorso di due chilometri, pensato non tanto per fare il punto sullo stato dell’arte oggi e prefigurare scenari futuri, quanto per offrire un circoscritto résumé transgenerazionale.

Punto nodale e, insieme, debole, poiché la piacevolissima passeggiata dalla reggia secentesca alla Margaria -peccato la segnaletica non sempre puntuale – esprime sì una prospettiva curatoriale orientata verso pratiche e nomi affermati o storicizzati (non a caso, all’ingresso si viene splendidamente accolti da Arnaldo Pomodoro), ma paradossalmente questa esplicita dichiarazione d’intenti non si traduce in chiarezza. Confermando indirettamente come la scultura sia materia “rovente” per i nostri tempi, che esitano a trovare una quadra proprio sulla sua contemporaneizzazione. Così la Biennale di Racconigi diventa anatomia di una tecnica che suda per ritrovare la sua collocazione, assediata com’è dall’installazione, dal ready made o addirittura dalla body art. Per giunta, nel Paese delle Biennali sincrone, la pur utile riflessione piemontese è apparsa relegata in una posizione marginale.

Non tanto per la mancanza di star (ed è inutile stare a sindacare sull’esclusione dalla pattuglia albionica di primattori come Hirst e Gormley) e sapienti sensazionalismi, quanto piuttosto per la carenza di una visione agglutinante. “Colpa” non già della disposizione diffusa o di un’esaustività impossibile da pretendere, ma di un rapporto disomogeneo e troppo variamente equilibrato tra le opere e uno scenario che catalizza su di sé quell’”emotività” e quell’estetica della “meraviglia” che avrebbero dovuto costituire il perno dell’intero progetto. Natura matrigna…

anita pepe mostra visitata il 7 agosto 2010

dal 6 giugno al 10 ottobre 2010

Scultura Internazionale a Racconigi 2010 Presente ed esperienza del passato

a cura di Luciano Caramel

Castello di Racconigi

Piazza Carlo Alberto, 1 – Racconigi (CN)

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