Percorsi contemporanei nel centro antico

1 maggio 2009

Storia di ieri, storie di oggi. Ma poche, per la verità, le vicende dell’arte contemporanea che s’incrociano tra i decumani: la maggior parte delle gallerie napoletane ha, infatti, preferito insediarsi in zona Chiaia. E, sul versante istituzionale, a parte gli “Annali delle Arti” al Museo Archeologico Nazionale, s’era visto poco fino al 2005 quando, con gran clamore di folla, aprì i battenti il Madre. Rumori che hanno accompagnato il cammino del “Beaubourg napoletano” fino ad oggi: dalle proteste degli animalisti per i cavalli veri alla mostra di Kounellis, all’infuocato contenzioso a colpi di carte bollate e conferenze stampa tra i vertici del museo Donnaregina e la magistratura intorno alle serate danzanti di Madrenalina. “Purché se ne parli” o no, il museo porta avanti la sua attività con la collezione permanente e un cartellone espositivo misto di grandi nomi e giovani, napoletani e non, in transito nella Project Room. E, naturalmente, per il “Maggio dei Monumenti” ha carte da sfoderare: fino all’11 ancora visibile la retrospettiva su Alighiero Boetti. Poi, dal 15 del mese, il progetto dello spagnolo Santiago Sierra incentrato sulla comunità Rom di Ponticelli, riflessione sullo spettro della xenofobia che s’aggira per l’Occidente sconvolto dalla crisi economica. Due settimane dopo, aprirà i battenti la ricca e variegata retrospettiva di Francesco Clemente “Naufragio con spettatore”: trent’anni di lavoro di una delle stelle della Transavanguardia, partenopeo trapiantato con successo a New York, che per il museo ha realizzato il grande affresco che si estende su due piani, un pavimento in ceramica e perfino i piatti del ristorante.
Per quanto riguarda gli spazi privati, invece, l’impressione è che si proceda in maniera episodica, in assenza di una progettualità che si giovi del supporto istituzionale per creare una vera e propria “insula” galleristica. Si procede, insomma, per “scommesse” e in maniera un po’ underground. La più grande – e coraggiosa – di queste puntate l’ha fatta senza dubbio Maurizio Morra Greco, il dentista supercollezionista che ha acquistato Palazzo Caracciolo d’Avellino al Decumano Superiore (all’incrocio tra via Anticaglia e vico Giganti) per stabilirvi, un domani, la sede della sua Fondazione. Un futuro rinviato alle calende greche, giacché i fondi per una ristrutturazione che si preannuncia a dir poco radicale, sebbene sollecitati e promessi, stentano ad arrivare. Ciononostante, di eventi ce ne sono stati, e anche piuttosto ambiziosi: riallestita dopo varie vicissitudini, la mostra di Douglas Gordon e Jonathan Monk “Leon d’oro” sarà in loco fino a giugno.
È ancora in un edificio di prestigio, lo stupendo Palazzo del Monte Manso di Scala in via Nilo, che ha scelto di stabilirsi lo scorso anno Akneos Gallery – giovani i proprietari, giovane la filosofia curatoriale -, dove fino al 21 maggio si “esperiscono” le installazioni sonore di Daniela ddm Di Maro e Roberto Pugliese. Quattro passi più in là, in piazzetta Nilo, per gli eventi off di Comicon, HDE ospita “Sotto le foglie”della talentuosa disegnatrice Gabriella Giandelli. Qualche anno in più sulla piazza – Bellini, in questo caso – può vantarlo Overfoto (l’indirizzo ufficiale è vicoletto San Pietro a Majella 6) che dal 15 maggio presenta gli ultimi lavori del fotografo di origine iraniana Arash Radpour, “Napoletani a Roma”, serie straniante di scatti per i quali ha posato, tra gli altri, Brian Eno.
Il cuore della Napoli greco-romana, però, non sembra amato dalle gallerie di lungo corso. Decisamente in controtendenza, ha deciso di tornarvi, investendo con un accurato restyling della sede originaria, la T293, che sta semplicemente per (via) Tribunali 293. In questo primo piano, prospiciente una delle più popolari pizzerie cittadine, è iniziato il cammino di Paola Guadagnino, che di strada ne ha fatta. Fiere e premi, tra cui lo scorso anno il podio della sezione “Statements” ad Art Basel grazie a Tris-Vona-Mitchell, che, dopo un periodo di “esilio” a piazza Amendola, accanto al liceo Umberto, affiancata da Marco Altavilla, ha inaugurato al Decumano Superiore una stagione che attualmente vede protagonista il sudafricano James Beckett, con un bel progetto dedicato all’ex Italsider di Bagnoli. Storia di ieri, storie di oggi.

(Roma, maggio 2009)

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