T_rame

2 aprile 2012

Sottili. Come le vibrazioni che legano opera e spettatore, come le insidie del ragno. È la tela sensibile che, tra energia e leggerezza, avviluppa la personale di Daniela Di Maro. Il filo conduttore è la Natura…

Daniela Di Maro_Cuprum_veduta dell'installazione. Courtesy Dino Morra, Napoli

Partiamo dall’inizio. Da dove nasce l’idea di questi “ricami botanici” in filo di rame?
L’idea nasce circa un anno fa, da una serie di discussioni intraprese con Massimo Scamarcio, artista sonoro con il quale ho collaborato per la realizzazione di alcuni miei progetti. Si ragionava sulla possibilità di utilizzare il materiale che componeva le linee del disegno, per condurre energia. Quella che mi è sembrata più indicata è stata la scelta di utilizzare il rame come vero e proprio filo da ricamo, viste le sue caratteristiche di duttilità e conducibilità elettrica. In un secondo momento, il soggetto “botanico” è stata una sorta di conseguenza, poiché l’intenzione era quella di animare qualcosa attraverso i fili. Mi è parso coerente rappresentare delle piante dalle caratteristiche particolari e far sì che dentro di loro scorresse un’energia altrimenti impalpabile, capace di animarle e farle risuonare. Un’energia che io definisco “linfa elettronica”. (altro…)

Rist in peace

24 novembre 2011

Io nuoto. Nuoto nella sala di un cinema buio.
Io danzo. Danzo nella sala di un cinema buio.
Le mie labbra, i miei seni, le mie mani, i miei piedi danzano. I miei occhi, il mio respiro nuotano. Io nuoto e danzo rannicchiata nella mia poltrona, al caldo. E non chiudo gli occhi, non adesso. Li apro sull’azzurro e sui colori. Verde, marrone, bianco, giallo, rosso, blu. Sui miei occhi si stemperano le velature, dietro la mia nuca sbocciano mandala. L’acqua si spalanca sotto di me.
Ed io nuoto, e respiro.
C’è un bar sotto il mare, lasciato intatto e pulito il giorno prima. Bagliori sugli affreschi, come gli Achei graffiti su un vaso, in una caverna infuocata. Dalla vetrata filtra una luce rossa. Siamo nella città, nel suo cuore elegante e ricco. E ce la siamo lasciata alle spalle, la città con le sue vetrine di lusso. Le persone parlano sottovoce, qui. Qui nel bar sotto il mare, con le bottiglie composte, ordinato come se fossimo davvero tutti vivi. (altro…)

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