Momenti di gloria

14 luglio 2011

America oggi. Dalla nazione muscolare dei Bush a quella fitness degli Obama, il Padiglione “surrealista” di Allora & Calzadilla sconfina nei Giardini della Biennale ma non riesce a sfondare.

Corre corre la “più grande democrazia occidentale”, ma ha il fiato grosso. Sulla scena politica ed economica internazionale, come a Venezia. E l’inno di Gloria composto da Allora & Calzadilla si disperde, sfuggente: sotto l’impatto spettacolare e ludico, affiora la latente superficialità di un progetto le cui tracce consistono in monumento, competizione, potere, détournement. (Leggi il resto dell’articolo su Artribune)

Panic room

7 luglio 2011

Assediati in un caleidoscopico suk. Perché – dice Thomas Hirschhorn – “le cose non mentono”. Anche quando il troppo è troppo. Vi raccontiamo il Padiglione Svizzera. Uno “dei meglio”, alla Biennale.

 

Thomas Hirschhorn_Crystal of Resistance_Padiglione Svizzera_Biennale di Venezia 2011_Photo Anna Kowalska_Courtesy the artist

 

Emblematico. Thomas Hirschhorn (Berna, 1957; vive a Parigi) pare, involontariamente, il testimonial di una Biennale ipertrofica, dalla ressa di Casa Italia alle 89 (!) partecipazioni nazionali. Così, mentre la sua “compaesana” Curiger sottrae, lui esagera. L’una erige (all’Arsenale) pareti, ingombri e inciampi, l’altro intralcia il passaggio senza intaccare l’architettura del suo Padiglione. (leggi il resto dell’articolo su Artribune)

Benedetta Biennale

23 giugno 2011

Lontano dal Paradiso. Un’altra proposta di lettura della 54. Esposizione Internazionale d’Arte, che stavolta scomoda le alte sfere. Per chiedersi dove sia finito il senso del sacro, e come si riescano a toccare le vette dello spirito. E poteva mancare il Padiglione Italia?

 

 

Terrore. Dolore. Una morsa alla gola, allo stomaco. Il rimbombo assordante delle voci di dentro. E quella voglia disperata di fuggire. O di restare in silenzio a riflettere. “Cattedrale laica” è stato definito il Padiglione Tedesco, Leone d’Oro per le partecipazioni nazionali che, al di là delle diatribe (sulla scelta dell’artista prima e sull’allestimento poi; in mezzo, la tragica scomparsa di Christoph Schlingensief), sbatte lo spettatore di fronte a uno dei temi più intricati e intriganti di un evento policentrico come la Biennale: il rapporto con il trascendente, la rielaborazione del sacro. Lo spirituale nell’arte. (leggi il resto dell’articolo su Artribune)

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