Pixel per i volti assenti

11 maggio 2017
Thomas Hirschhorn_Galleria Alfonso Artiaco, Napoli_April 2017

Thomas Hirschhorn_Galleria Alfonso Artiaco, Napoli_April 2017

Sbattere il mostro in prima pagina si può. Si deve. Nella mostra da Alfonso Artiaco (piazzetta Nilo, fino al 27 maggio) Thomas Hirschhorn conferma la sua propensione a rivelare urgenze scomode, argomentando il suo recente lavoro sulla pixelizzazione con una parte visiva ad alto impatto ed una teorica altrettanto incisiva. Nelle bacheche, accanto a scritti di suo pugno e al proprio “manifesto”, l’artista svizzero dissemina uno stimolante apparato bibliografico, dal Gramsci di “Odio gli indifferenti” alla Susan Sontag “Davanti al dolore degli altri”. Alle pareti, collage rivestiti di scotch e plastica, materiali caratteristici di uno stile che, se in passato ha inseguito il kitsch e l’horror vacui, stavolta si getta a precipizio verso l’inguardabile. Inguardabile perché è difficile sostenere la vista di corpi straziati, macerie, sangue, dolore. Inguardabile perché in più punti le immagini risultano sfocate o sgranate in quei “quadratini” tipici della grafica digitale.
Una manipolazione che costituisce il cuore di una riflessione non solo estetica, ma anche politica. Dal punto di vista formale, la pixelizzazione sembra dar conto di quanto, oggi, sopravviva dell’astrazione. Ancor più attuali, però, sono gli interrogativi etici che scaturiscono dal progetto: scegliere di rendere illeggibile una porzione di fotografia è un atto dalle implicazioni profondamente politiche, che sottende e determina un principio di autorità. Attraverso questa studiata selezione di verità nascoste, la censura esercita il proprio potere (e viceversa), ma ciò che viene oscurato riceve, quasi automaticamente, la patente di autenticità. Il fenomeno tocca dunque quella sorta di morboso vouyeurismo che il web ha eccitato all’inverosimile: quel che importa è spiare, supporre, dedurre, far sfoggio di “tuttologia”, senza preoccuparsi di verificare o di sapere. Sarà per questo che Hirschhorn, provocatoriamente, va perlopiù a camuffare proprio quelle situazioni che, al contrario, non susciterebbero orrore né raccapriccio, lasciando in primo piano inquadrature che sono un pugno nello stomaco.
“Behind facelessness” (questo il titolo dell’esposizione), “Dietro l’assenza del volto” c’è di più: l’ipocrisia di emittente e destinatario, la doppiezza di chi non vuol mostrare o non vuol vedere, trincerandosi dietro un’ipersensibilità di comodo; rigettando la quale l’artista difende, a prezzo di un’estrema crudezza, il proprio bisogno di vedere e di mostrare. Ma esibire corpi dilaniati è un balsamo o un detergente per l’umana pietà? Lo spettacolo della violenza può avere valore catartico oppure accelerare, per emulazione, la corsa verso il male? E qual è la dose giusta, laddove non necessaria, per generare interesse anziché saturazione? Domande semplici, risposte scontate – il problema non è nelle immagini in sé, quanto nell’occhio di chi le osserva -, destinate ad avvitarsi su se stesse. Quando tra il “mi piace” sotto un selfie e l’indignazione per il bambino martoriato c’è giusto il battito di ciglia di un clic, quando il flusso continuo di informazioni diventa un magma incontrollato, la nostra coscienza riesce a rimanere vigile? In un mondo votato all’iconoclastia emotiva, Hirschhorn esorta ad aggiornare il concetto di oscurantismo.

(Articolo pubblicato sul Roma, 10 maggio 2017)

Al San Carlo Artecinema

16 ottobre 2014
Cornelia Parker_ Cold Dark Matter An Exploded View_ 1991. Ph. Hugo Glendinning per il film “Cornelia Parker” di Sarah Howitt, BBC, 2013

Cornelia Parker_ Cold Dark Matter An Exploded View_ 1991. Ph. Hugo Glendinning
per il film “Cornelia Parker” di Sarah Howitt, BBC, 2013

Dalla sua prima edizione, nel 1996, Artecinema ha fatto parecchia strada, cercando però di rimanere fedele alla sua pluralità di interessi e ad una formula che cerca di coniugare cultura “alta” con partecipazione “popolare”. Premiato da una lunga lista di patrocini e collaborazioni, il festival ideato da Laura Trisorio si presenta al 19esimo appuntamento con oltre trenta proposte ad ampio spettro, offrendo come di consueto l’opportunità di dialogare direttamente con gli artisti (alcuni dei quali già apprezzati nelle gallerie e nei musei napoletani) ed i registi. Gratis, tranne che per l’inaugurazione: 7 euro il prezzo del biglietto d’ingresso, stasera alle 20,30 al Teatro San Carlo, dove il sipario si aprirà sul corto d’animazione “Dripped” di Léo Verrier, storia di un artista affamato (nel vero senso della parola) d’ispirazione, che ruba e mangia quadri nella speranza di assorbire la lezione dei grandi maestri. Dopo le sculture “ecologiche” del giapponese Susumu Shingu, ricco epilogo con il genio provocatorio di Piero Manzoni, raccontato da Andrea Bettinetti in un docufilm girato a ridosso della recente retrospettiva di Palazzo Reale a Milano. (altro…)

Panic room

7 luglio 2011

Assediati in un caleidoscopico suk. Perché – dice Thomas Hirschhorn – “le cose non mentono”. Anche quando il troppo è troppo. Vi raccontiamo il Padiglione Svizzera. Uno “dei meglio”, alla Biennale.

 

Thomas Hirschhorn_Crystal of Resistance_Padiglione Svizzera_Biennale di Venezia 2011_Photo Anna Kowalska_Courtesy the artist

 

Emblematico. Thomas Hirschhorn (Berna, 1957; vive a Parigi) pare, involontariamente, il testimonial di una Biennale ipertrofica, dalla ressa di Casa Italia alle 89 (!) partecipazioni nazionali. Così, mentre la sua “compaesana” Curiger sottrae, lui esagera. L’una erige (all’Arsenale) pareti, ingombri e inciampi, l’altro intralcia il passaggio senza intaccare l’architettura del suo Padiglione. (leggi il resto dell’articolo su Artribune)

munster.leilani@mailxu.com