Arte censurata, ricorsi storici

30 gennaio 2009

Lettera aperta dei titolari della NOTgallery dopo il sequestro dell’opera di Federico Solmi

Che arte e scandalo siano spesso andati a braccetto non è una novità. Che certi scandali siano montati ad arte, pure. Se poi ci sono di mezzo Dio & co., apriti cielo. Dai “braghettoni” imposti ai vigorosi nudi michelangioleschi alle Madonne rifiutate del Caravaggio, dal Papa centrato da un meteorite di Cattelan alla rana crocifissa di Kippenberger, il monito a scherzare coi fanti e a lasciar stare i santi attraversa i secoli. E fa notizia, specie se non si sa dire altro. La scorsa settimana, ad esempio, l’apertura di Arte Fiera veniva salutata dalle testate locali strillando la presenza di un lavoro “blasfemo” di Federico Solmi. Bolognese la kermesse, bolognese (ma da 10 anni a New York) l’artista, napoletana la galleria, la NOTgallery, giovane spazio di ricerca in piazza Trieste e Trento. A suscitare clamore innanzitutto “The Evil Empire”, videoanimazione già “scomunicata” nel 2007 a Madrid, in cui, come in convulso e coloratissimo videogame, s’affannano preti sodomiti e un diabolico papa. Sormontata da una croce in cui, riprendendo stilemi gotici, Solmi si autoritrae con tanto di mitra vescovile e grosso fallo svettante. Involontaria (?) l’irriverenza, prevedibili – e intempestive – le conseguenze. Vista e rivista per tre giorni dal pubblico che ha intasato la fiera, lunedì pomeriggio, mentre gli espositori stanno sbaraccando, l’opera finisce non nelle mani di un collezionista, ma in quelle dei carabinieri. Con l’artista e i due galleristi indagati per “offesa a una confessione religiosa mediante vilipendio”. Esplodono accuse, proteste, polemiche: contro la censura liberticida, contro il clero oscurantista (vero è, però, che la Chiesa stavolta c’entra ben poco, giacché a far scattare il blitz sarebbe stato un solerte appuntato dell’Arma), contro chi spara su un bersaglio troppo facile come la chiesa cattolica, lasciando in pace però le altre confessioni. Dal canto loro, i titolari di NOTgallery, inizialmente trinceratisi dietro un prudente silenzio, in una “lettera aperta” inviata ieri pomeriggio, a ventiquattrore dalla notifica del provvedimento di sequestro preventivo dell’opera da parte del pm, si limitano a ripercorrere la vicenda nei fatti, contestualizzandola nel concept dello stand allestito nel capoluogo emiliano, dov’erano presenti, oltre a Solmi, altri due artisti – Sebastiano Mauri e Nicola Toffolini – che, con modalità diverse ma con altrettanto senso critico, si confrontavano con la spiritualità, tema da sempre presente nella cultura occidentale. Non una provocazione gratuita, dunque, ma una scelta organica ad un progetto curatoriale ben definito. Per il resto, Marco Izzolino e Manuela Esposito preferiscono non improvvisare autoapologie: “La difesa – dicono – spetta agli avvocati”. La questione però è un’altra. E cioè che la diatriba tra partigiani dell’ortodossia e paladini della libertà distrae dal vero obiettivo, la valutazione della “pietra dello scandalo” in quanto opera d’arte. In nome di una morale mai univoca, passano dunque in secondo piano tanto il giudizio estetico, quanto il messaggio e la personalità dell’autore (danneggiato dal sospetto di creare il caso a scopi pubblicitari), surclassati da un bailamme mediatico che si sazia morbosamente e velocemente di se stesso. Un polverone che getta fumo negli occhi e affossa un’esigenza più profonda, in un Paese che “non può non dirsi cattolico” e dove spesso la classe politica, la magistratura e l’informazione strumentalizzano, in un verso o nell’altro, i diktat di un apparato tradizionalmente non incline alla rivoluzione, ma legittimamente meritevole di rispetto. Resta il fatto che questo sensazionalismo non fa bene a un mondo, quello dell’arte, che non dovrebbe esser marchiato come sentina di oscenità, fatte magari con spirito goliardico. Anche perché, se l’arte è libera per definizione, non deve preoccuparsi di edulcorare la realtà. Così come del contrario.

(Roma, 30 gennaio 2009)

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