Archivio / Arte Contemporanea

La mostra come macchina scenografica. Bruno Ceccobelli a T’odi

5 ottobre 2018

Forse non è giusto, forse non è appropriato. Come si può infatti definire T’odi una “retrospettiva”? Lo sarebbe, se ci limitasse a scorrere la cronologia delle opere. Lo sarebbe, se si prendesse come unico parametro la lunga, lunghissima carriera di Bruno Ceccobelli. Ma non lo è. Proprio perché lui, l’artista, torna nella sua Todi senza nostalgia di sé stesso, proponendosi invece con un salto in avanti e un allestimento a dir poco scenografico (guarda caso, la vernice coincideva con l’apertura del Festival teatrale che da 32 edizioni anima la cittadina umbra).
Sala delle Pietre “tranciata” in altezza, con una licenza che però non sacrifica la grandiosità dell’aula, lungo le cui pareti corre l’impalcatura che accompagna e obbliga alla visione dall’alto di lavori che coprono un arco di circa quarant’anni: 1981-2017. Provate a distendere, fisicamente, questo tempo nello spazio. A visualizzarlo. A misurarlo. A immaginare in quanti modi un artista possa impiegarlo senza ripetersi, senza apparire monotono, senza trasformarsi in un cliché. Senza annoiarsi e impoverirsi. E come possa, poi, offrire – e non esibire – ciò che ha prodotto, affrontando con giudizio la crudele necessità di una cernita. (altro…)

Aron Demetz al Mann

28 luglio 2018

Statue. Sculture. Statue. D’altro canto, Aron Demetz non aveva altra strada davanti a sé. Così s’è presentato al Mann restando fedele a se stesso e al proprio mestiere; e, nel museo ipertrofico, ha intercalato a quelli preesistenti altri “oggetti” plastici, osando misurarsi con la grandiosità degli antichi perfino sulle dimensioni. Ne è un esempio la “Großer Kopf” di legno di cedro che, pur rivaleggiando con le colossali “capocce” imperiali, se ne differenzia soprattutto per due caratteristiche: una, la più immediata, è l’intenso profumo, di contro alla percezione olfattivamente “neutra” dei marmi circostanti; l’altra è il procedere nella materia, antitetico rispetto a quello della scultura classica, poiché, laddove quest’ultima sceglieva di levigare e definire soprattutto la parte anteriore, l’artista altoatesino lascia a vista proprio il processo di lavorazione del volto, offrendone al pubblico le parti grezze e più “tormentate”, bilanciate però da un’espressione atarassica. (altro…)

Sussurri e grida delle “Moltitudini”

25 luglio 2018

Antonio Biasiucci_ Moltitudini_ Veduta dell’installazione presso l’Archivio Storico del Banco di Napoli. Ph. Fulvio Ambrosio

Le voci di dentro. Sono quelle delle “Moltitudini” che, per il terzo anno di seguito, Antonio Biasiucci fa rivivere nell’Archivio Storico del Banco di Napoli.
È ormai assodato come luoghi del genere si prestino ad ispirare ed accogliere progetti di forte impatto: basti pensare che una delle installazioni più ammirate dell’attuale Manifesta è stata quella realizzata dai Masbedo all’Archivio di Stato di Palermo. Ed è ormai da tempo che a Napoli si investe – oltre che su quelle scientifiche – sulle potenzialità “artistiche” delle 330 stanze di via dei Tribunali, che ospitano la più imponente raccolta archivistica di documentazione bancaria esistente al mondo, relativa agli otto istituti di credito attivi in città nei secoli passati. Libri maggiori, giornali copiapolizze, filze e pandette che restituiscono un mirabile affresco sulle vicende partenopee e del Mezzogiorno a partire dal 1500, disseminati in un labirinto odoroso di polvere e carta vecchia nel quale, se l’immaginazione si pone in ascolto, sussurri e grida remote accompagnano studiosi e visitatori. Tra questi ottanta chilometri di scaffalature, respirano ancora 17 milioni di vite: artisti, mercanti, nobili, re, ma soprattutto persone comuni. (altro…)

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