Gustav e i suoi fratelli

23 maggio 2014
Gustav Klimt_Salomè_1909_Olio su tela, cm 178 x 46. Venezia, Ca’ Pesaro_Galleria Internazionale d’Arte Moderna ©2014 Foto Scala, Firenze

Gustav Klimt_Salomè_1909_Olio su tela, cm 178 x 46. Venezia, Ca’ Pesaro_Galleria Internazionale d’Arte Moderna ©2014 Foto Scala, Firenze

Il libretto delle istruzioni per le mostre contiene diverse voci. Una, per esempio, dice di trincerarsi dietro la nostalgia del grande evento di tot anni prima, invariabilmente più bello e più “scientifico”. Un’altra consiglia di leggere, serenamente e attentamente, il titolo di ciò che si sta andando a vedere ed entrare.
Cosa aspettarsi, dunque, dall’esposizione milanese? Una rassegna certamente non faraonica, non esaustiva, ma dove i Klimt da cartolina, i Klimt dorati e bizantini, non mancano: basti il trionfo policromo della Salomé acquistata nel 1910 dal Municipio di Venezia per la Ca’ Pesaro. Diecimila lire ben spese, diremmo col senno di poi, ma nel corso della storia non sono certo mancati gli avversatori del pittore viennese, accusato soprattutto di essere un “decoratore”, con tutto il pregiudizio di cui questo vocabolo poteva caricarsi.
Un’etichetta che catapulta direttamente alle origini di cui al titolo. Le sezioni iniziali sono dedicate agli esordi dell’artista, di cui opere di qualità disomogenea (ma le Pinacoteche custodiscono soltanto capolavori?) tracciano, se non l’intero ambiente, almeno l’impalcatura: da una famiglia che è humus quanto mai fertile, passando per la formazione presso la Scuola di arti e mestieri del Museo austriaco di Arti Applicate, per confluire nel sodalizio della Künstler-Compagnie insieme al fratello Ernst e a Franz Matsch, team ben rodato che porta a termine commissioni prestigiose in stile storicista, come testimoniato dai d’aprés da Rembrandt o Velàzquez.
E qui i primi due dati: innanzitutto la forte base tecnica, croce e delizia per la fortuna critica di un artista il cui eterogeneo ed elegante saper fare finì quasi, come detto, per ritorcerglisi contro. E poi la centralità della relazione, del contatto, intesi sia come compagine professionale (la Künstler e, soprattutto, la Secessione) che come molteplicità di pratiche ed esperienze, tradotte visivamente in quello stile che, ad onta di una travagliata fortuna critica, oggi costituisce un elemento di successo e d’attrazione per il cosiddetto grande pubblico.
Tra i punti focali della proposta di Palazzo Reale, la riproduzione del Fregio di Beethoven ideato per il Palazzo della Secessione. Lo sviluppo della narrazione pittorica, impostato come una partitura, stupisce soprattutto per il vuoto in cui il pittore contestualizza parte dell’itinerario catartico del Cavaliere, il quale può alfine ricongiungersi con la Poesia. Un cammino iniziatico in omaggio al genio solitario, cui sembra corrispondere idealmente il Girasole, che si staglia in un isolamento ascensionale punteggiato d’oro.
Forse è il momento di aggiungere un’osservazione in merito alla parola “mito”: miti secondo l’accezione contemporanea sono Beethoven e, naturalmente, lo stesso Klimt. Ma “mito”, etimologicamente, è anche ‘racconto’: nel caso specifico, un capitolo della biografia è dedicato al carteggio con la cognata Emilie Flöge. Un legame non del tutto chiaro, duraturo ma non convenzionale, se si pensa che a Klimt, che visse sempre con la madre e le sorelle, vennero attribuiti quattordici figli naturali. Le madri? Tra modelle e donne dell’alta società, l’universo klimtiano è costellato di presenze muliebri: torbide ninfe o Gorgoni, incarnazioni della femme fatale decadente, signore plasticamente raggelate nell’asuterità della posa oppure evanescenti e languide, con una specie di febbre sottopelle. Suggello a questo catalogo, la Prima Donna morbida e innocente, protagonista dell’altro “pezzo forte”: Adamo ed Eva, 1917-1918. Tela incompiuta, ma che – come suggerisce la data – ricorda che altri destini stavano per compiersi: quello del pittore, che sarebbe morto nel 1918, e quello del mondo in cui aveva vissuto, ornandolo di luce e bellezza. Il Paradiso dei progenitori era ormai perduto.

Gustav Klimt_Ritratto femminile_1898 circa_Olio su tela, cm 38 x 34. Vienna, Belvedere © Belvedere, Vienna     Ernst Klimt_Helene Klimt_1891_Pastello, cm 85,5 x 55,5. Collezione privata © Alfred Weidinger     Gustav Klimt_Ritratto femminile_1894 circa_Olio su tela, cm 155 x 75. Vienna, Belvedere © Belvedere, Vienna

Gustav Klimt_Girasole_1907_Olio e pittura d’oro su tela, cm 110 x 110. Vienna, Belvedere (legato Peter Parzer, Vienna) © Belvedere, Vienna     Irrlichter 1903 ÷l auf Leinwand 52 x 60 cm Galerie St. Etienne, New York     Gustav Klimt_Adamo ed Eva (incompiuto)_1917‐18_Olio su tela, cm 173 x 60. Vienna, Belvedere © Belvedere, Vienna

Klimt. Alle origini di un mito._ a cura di Alfred Weidinger con la collaborazione per l’Italia di Eva Di Stefano_ Milano, Palazzo Reale
(12 marzo – 13 luglio 2014)
http://www.klimtmilano.it/

 

 

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