Entrare nella realtà virtuale per modificare il punto di vista

8 marzo 2009

Arte e tecnologia da NOTgallery

Prevedere il futuro è un po’ come garantirselo. Ma che sia ansia o esigenza, l’impresa è oggettivamente difficile. Fiutare le tendenze prossime venture nell’arte è uno degli obiettivi preminenti della NOTgallery, che ha voluto ospitare nella sua project room un evento che con l‘arte ha, apparentemente, poco a che vedere. In piazza Trieste e Trento 48, si potrà interagire con “Lucid viewer”, software sviluppato dall’omonima società specializzata in immersive technology, ovvero strumenti atti a riprodurre la cosiddetta realtà virtuale. Nel caso specifico, si tratta di un programma acquistato dalla Nasa, che lo adopererà per esplorare lo spazio a trecentosessanta gradi. Insomma: viaggiare e guardare senza staccarsi dal monitor (per fare una prova, l’indirizzo è www.lucid.it), esperienza già possibile grazie a programmi come Google Earth, ad esempio. Dov’è allora la novità di Lucid? Come spiega il gallerista Marco Izzolino, consiste nella possibilità di modificare a piacimento il punto di vista dell’osservatore. Così, a zonzo per le strade di Roma o a bordo di un aeroplano, ruotando una sfera che funge da “joystick” si possono alzare gli occhi al cielo, voltarsi a destra e a sinistra, mantenendo però la traiettoria obbligata della ripresa. Ma cosa ci fa un software in una galleria? Non che venga considerato un’opera: interessano piuttosto le sue applicazioni pratiche nel settore. Che non hanno niente da spartire con l’evocazione di mondi lontani o immaginari, veri o trascendenti, tentata dagli artisti di ogni tempo. Uno dei possibili usi di Lucid potrebbe riguardare la realizzazione di gallerie virtuali su internet. Non che manchino, specie in quella Second Life che, dopo il boom degli anni scorsi, è ormai sulla via della pensione. La differenza la farebbe quella che, con una pleonastica locuzione, si potrebbe chiamare “realtà reale”, nella quale i navigatori della rete potrebbero muoversi liberamente. Idea semplice e – teoricamente – valida che però, pur estendendo notevolmente la divulgazione, non dà certezze sulla reazione del mercato, sull’accoglienza che a questa modalità potrebbero riservare i collezionisti, abituati a soppesare de visu i loro oggetti del desiderio, specie nel caso di giovani proposte e giovani gallerie; né sulla tenuta di un format del genere in un mondo, quello del web, che è un’implacabile schiacciasassi. Come sempre, di doman non v’è certezza. Specie se il domani ci mette poco a diventare l’altroieri.

 

 

(Roma, 8 marzo 2009)

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