Lapin dipinge con l’aria

28 novembre 2014
Annie Lapin_Fog_ 2014_Charcoal, oil paint acrylic and acrylic enamel spray paint on linen_132x106 cm_ Courtesy Annarumma, Napoli

Annie Lapin_Fog_ 2014_Charcoal, oil paint acrylic and acrylic enamel spray paint on linen_132x106 cm_ Courtesy Annarumma, Napoli

Astrazioni? No: paesaggi. Annie Lapin fa proprio l’elemento chiave di uno dei generi più amati e diffusi da secoli. E con questo elemento – l’atmosfera – elabora una pittura immersiva, che tenta di conciliare superficie e materia, equilibrando gli impulsi contrastanti tra la realtà fisica del quadro e la costruzione mentale di spazi immaginari.
Opere come oggetti e, al contempo, come inneschi per attivare la memoria e la fantasia dello spettatore: una volta accettato il limite concreto e invadente della tela, lo si può sfruttare come trampolino teso su un infinito onirico.
La sensibilità dell’artista americana prende spunto da una dichiarata empatia con il Romanticismo, espressione di «un mondo molto rarefatto, gravato dal tedio e desideroso di qualcosa (il passato, il sublime, o un’altra persona). Ma, allo stesso tempo, una corrente che continua a scorrere attraverso la nostra cultura, secondo linee sia colte che lowbrow o kitsch, sicché sembra che ci sia qualcosa di primitivo o di archetipico suo malgrado. Mi piace giocare con gli stereotipi del paesaggio romantico, perché può essere così costruito, ma poi sotto giace qualcosa un po’ più urgente ed onesto, se si scava abbastanza». Quel che affiora grattando il grigio struggente sono gli sprazzi di giallo e arancio, i toni metallici che squarciano la fuligginosa monotonia, come squilli in una partitura: «Penso al colore – dice Lapin – come qualcosa che si collega al modo in cui la musica esiste nel mondo e poi entra nel cervello. Essa è completamente astratta e non oggettiva, ma in varie combinazioni evoca diverse allusioni e ricordi. Mi piace muovermi tra scelte arbitrarie e scelte che possono avere associazioni con lo spettatore».
Il “See?” del titolo allora non è retoricamente dimostrativo, ma mantiene la propria sostanza interlocutoria e leggermente “sciamanica”, potenziata inserendo accenni di figurazione in un’evidenza alterata: «Può sembrare incredibilmente semplice, ma sono ancora affascinata dal modo in cui una superficie di materiale rigido può essere utilizzata per evocare l’etere. Il mio piacere nel dipingere è una specie di brama per il magico».
Stregata dalle possibilità della pratica pittorica, manipolando la perpetua ambiguità dei contorni e dei timbri, Annie Lapin trasfigura la veduta in visione.

(Articolo pubblicato sul Roma, 27 novembre 2014)

Annie Lapin_See?_ Napoli, Annarumma
(15 novembre – 14 dicembre 2014)

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