Attenti a non inciampare nei luoghi comuni

7 marzo 2012

Le sculture di cartapesta dei campani Perino & Vele nella Galleria Alberto Peola di Torino

Perino & Vele_ Tripping hazard. Courtesy Alberto Peola, Torino

“La donna è preda, l’uomo è cacciatore”. “Masturbarsi fa venire le occhiaie”. “In America i ragazzini vanno a scuola con le pistole”. Sulla scorta della personale tenutasi lo scorso anno alla Fondazione Pomodoro, la mostra di Perino & Vele nella galleria Alberto Peola a Torino sgrana un bel rosario di luoghi comuni, segnalandone alcuni col triangolo e l’omino che inciampa nel gradino. Attenzione a dove mettete i piedi, cioè le orecchie e l’attenzione. Per carità, se siete convinti dell’infallibilità della saggezza popolare, liberissimi di credere al fatto che “Tutti gli italiani sono mammoni”. Il problema, piuttosto, nasce quando a divulgare questi stereotipi sono i media. Quelli che, teoricamente, dovrebbero fare informazione e non, come accade ed è sempre accaduto, manipolare e orientare l’opinione pubblica verso l’omologazione. È la fiera del cliché 2.0: dalla tradizione popolare al web, passando per carta stampata e televisione. Piccinerie giganti. Di questi “ori colati” i due artisti campani fanno strame, mandandoli fisicamente al macero: sono le pagine dei quotidiani, infatti, a costituire la base per la cartapesta delle loro opere. Che tappezzano i muri, soverchiando la sagoma appena intuibile di un bambino, rannicchiato nell’estrema difesa della propria “verginità mentale”, già condannata ad essere schedata nei pochi cassetti messi a disposizione del pensiero debolissimo vigente. Sembrano schizzati tutt’intorno quei manifesti, frullati da un turbine di vento come carta straccia, fino a spalmarsi sulle pareti o ad infilzarsi in una pila (soluzione compositiva non insolita per la coppia) che riporta sui lati una frase di Primo Levi: “Ma quante sono le menti umane capaci di resistere alla lenta, feroce, incessante, impercettibile forza di penetrazione dei luoghi comuni?”. Quella del grande scrittore torinese è l’unica “Tregua” ammessa in uno spotting martellante di slogan, che raggiunge l’acme nel ficodindia “Business is business”, rampante e pragmatico imperativo categorico sulle cui pale spinose vanno a schiantarsi croci nere. Di fronte, segnata dalla medesima “x” grassetto, un’allettante ma rigida trapunta rossonera (i colori stendhaliani del potere…) dalle ombre vellutate, dipinta con comode poltrone imbottite. Però non vi adagiate, non è il caso.

Perino & Vele_ L’eccezione che conferma la regola _ Torino, Alberto Peola

(Roma, 7 marzo 2012)

         

         

lechuga sauernestine@mailxu.com