Stampa e pittura per la Napoli di Dustin Pevey

30 gennaio 2016

Dustin Pevey_Danilo Donzelli photography

Al suo debutto in Italia, Dustin Pevey ha trovato in Napoli “una città vera. Un sacco di città sembrano andare così incontro al turismo da trasformarsi nella propria simulazione. Ho sentito come Napoli fosse soltanto sé stessa, e l’ho trovato stimolante. Voglio assolutamente trascorrevi più tempo”. Una delle sue prossime mostre potrebbe, dunque, avere come soggetto vicoli, Golfo e Vesuvio? Non è azzardato pensarlo, sia per la dichiarazione d’amore che per la caleidoscopica, stratificata e vivace essenza partenopea così affine ai lavori presentati da Annarumma (fino al 30 gennaio), nei quali la stampa a getto d’inchiostro si arricchisce di interventi pittorici di sicuro impatto visivo. “Deep ass thoughts” il titolo del solo show, con quella parolina (ass/sedere) che potrebbe mettere in allarme. Provocazione? Autoironia? “Il titolo – spiega l’artista texano – si è basato sul comunicato stampa, composto da una serie di appunti che ho buttato giù mentre realizzavo il lavoro per la mostra. È anche un riferimento ad una canzone di un musicista americano chiamato Lil B”. Meno superficialmente, i pensieri riversati su tela vengono da altre profondità, cioè da quel “gran teatro del mondo” saccheggiato da ogni angolazione e restituito senza la pretesa di risarcirne la disgregazione: “Non mi concentro su una cosa soltanto. L’opera è sulla natura frammentata dell’esperienza contemporanea. Non esiste un vero focus, solo pezzetti e parti di esperienze, quindi voglio che il lavoro rifletta questa idea”. Si procede così per accumulazione di dati: “Quando penso alla tecnica per i miei quadri, li penso più come una scultura: spesso prendo frammenti della cultura popolare salvati sul mio computer e li uso per costruire l’immagine. In questo modo, è simile alla scultura, sebbene sia stato realizzato in digitale”. E se manca solo un passo per tradurre “fisicamente” queste elaborazioni bidimensionali, lo stesso carattere eterogeneo e stratificato guida la formazione di Pevey: “Ogni artista al quale ho guardato o che ho studiato contribuisce in qualche modo, l’arte è così soggettiva…”, sicché la suggestione può arrivare tramite l’inaspettata rivelazione di un dettaglio ispiratore. In ultima analisi, la mia esperienza con l’arte mi insegna sempre qualcosa… o come non voglio o come voglio fare un lavoro. Più di recente, sono stato ossessionato da Francis Bacon e John Wesley, ma la lista è davvero troppo lunga”. Del resto, se la vita è la somma di tutte le scelte, dove sta scritto che c’è un limite, o un ordine?

(Articolo pubblicato sul Roma, 30 gennaio 2016)

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