Sette anni di “Marcobaleno”

29 dicembre 2014

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Romagnolo, classe 1968, Marco Neri sarà fino al 10 gennaio in mostra da Alfonso Artiaco, condividendo le stanze di piazzetta Nilo con la storica presenza di Carlo Alfano. Abbiamo chiesto all’artista di approfondire alcuni aspetti della sua personale “Marcobaleno”, che ha tra i fili conduttori il numero sette: tali, infatti, i colori dell’iride, così come il lasso di tempo cui si riferiscono le opere esposte.
Com’è avvenuta la selezione?
«Componendo e collocando mentalmente i lavori degli ultimi anni negli spazi della galleria. Ragionando sulla sequenza delle sale, sull’andamento che impongono e sul percorso che permettono, sintetizzando ed evidenziando gli sviluppi e gli approdi più recenti della mio dipingere per una visione il più possibile ampia, articolata e con un certo ritmo del tutto».
In una pittura così “strutturata”, quale eredità evoca la disposizione in forma di polittico?
«Che il mio retaggio sia fondamentalmente italiano l’ho dichiarato apertamente, intitolando così uno dei lavori più recenti presenti in mostra. Un “Retaggio italiano” tendenzialmente minimale, a volte più pop, altre più metafisico, fondamentalmente tradizionale ma costantemente innovativo, e sottilmente estremo nella sua semplicità esecutiva, cromatica e formale, disarmante per vocazione e liberamente visionario».
Si avverte talvolta un passaggio dalla geometria alla metafisica… si può leggerlo in termini di “purezza”?
«In realtà fondendo elementi teoricamente così distanti, la “purezza” non può che allontanarsi. Forse la radicalità con cui affronto la pittura da ormai trent’anni e in tutte le sue declinazioni può essere anche intesa come tale, quel che conta per me è che tuttora quel che mi interessa davvero nell’arte è ancora, di nuovo e sempre, pittura».
Perché la tavolozza è ridotta ai minimi termini?
«Per rendere più semplice e diretto l’incontro con lo spettatore, dando una chiave d’accesso ridotta e forse per questo più leggibile e immediata. Per dare anche un argine, un limite percorribile o un “binario” in un certo senso, alle derive dell’immaginazione pura, asciugandola in poche varianti, linee o piani. Mi piace fare/vedere molto con pochissimo, siano forme o colori, mi piace comporre rinunciando a molto, qualche volta anche all’invenzione, come nelle “Bandiere” o nella serie dei “Giardini” ad esempio».
Come si inseriscono le bandiere in un progetto prevalentemente dedicato all’architettura?
«Sono da sempre uno dei soggetti che più amo, per i motivi che ho appena detto e per la pluralità che naturalmente sottintendono. Per semplicità formale, forza e limpidezza cromatica e perché sanno rappresentare qualcosa di preciso, vasto e complesso, con pochissimo».
Marco Neri: sette anni in…?
«Cinque sale e diverse serie, attraversando le quali percorrere tante e anche opposte modalità di immaginare, interpretare e far rivivere la pittura – oggi – in un “Marcobaleno”».

(articolo pubblicato sul Roma, 29 dicembre 2014)

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