Ciriaco Campus- Scuola di equitazione

25 giugno 2004

Napoli, Palazzo Reale

Valzer e metrò nell’immaginaria scuderia dei cavalli Lipuzzani. Ritratti di nobili destrieri rampanti tra le massicce colonne dell’ex rimessa borbonica. Trotta fino a Napoli un pezzo della Felix Austria. Ma oltre la palizzata gli spettatori cercano la mostra…

Senza por tempo in mezzo, evadiamo la pratica dell’approccio istituzionale. Ritorno alle origini per la Sala Dorica di Palazzo Reale, grazie a Ciriaco Campus (Bitti, 1951) che allinea i cavalli della sua Scuola di Equitazione nello spazio che un tempo adibito a rimessa per le carrozze. Ambiente adeguato e suggestivo: nudo, severo, con quelle tozze colonne scanalate tutte arcaica gravezza. Abituale nella ricerca dell’artista, il legame col sito si consolida altresì grazie ai bianchi destrieri appesi alle pareti: dei blasonatissimi purosangue Lipuzzani della Spanische Hofreitschule di Vienna, che pare vantino una prosopopea parte-nopea, giacché nel Secolo dei Lumi tre begli esemplaroni uscirono dalla scuderia del Marchese di Conversano per andare oltralpe a conoscere biblicamente le amichette asburgiche. Con risultati tanto felici da poter affermare che neppure l’altro connubio austro-napoletano quello tra Ferdinando e Carolina-abbia generato schiatta tanto illustre, nonostante la carrettata di regi pargoli che i libri di storia – e il pennello di Angelica Kauffmann – consegnano alla memoria della posterità. Dopodiché il cronista s’allaccia le scarpe grosse della “gggente” e snocciola la stringata descrizione di quanto si palesa: staccionata bassa, pista color senape punteggiata di deiezioni acciottolate (saranno vere? e chi ce le ha messe?), proiezione di profili equini e, ovviamente, la suddetta galleria di albi quadrupedi.

Destrieri con nomi da eroina letteraria, che evocano decadenti cammei di mantidi, peccatrici, psicotiche: Diotima, Olympia, Agathe, Emma, Albertine, Margarete. Manca solo Justine. Già, perché ad un certo punto la situazione si fa intrigante. Maliziosa, piccante. Una nota avverte infatti che i cavalli… candidi sono candidi, però… quei finimenti di cuoio…

A onor del vero, il sospetto non ci aveva neppure sfiorati giacché, visto il (poco) visibile, ci si era istintivamente abbandonati alla tentazione di socchiudere le palpebre per lasciarsi cullare dalla magia del valzer che piove dalle volte, e non fa niente se ogni tanto, accanto allo scalpiccio di zoccoli su un selciato immaginario s’ode lo sbuffo importuno della metro. Ah Felix Austria! (esclamazione quasi d’obbligo) Alteri cavalli disciplinati e impennacchiati, lampioncini giallognoli, crinoline e favoriti, profumo di Sachertorte e zucchero filato nelle nari ebbre di voluttà, mentre la giostra di note firmata Johann Strauss jr suona con imperterrito loop. D’accordo, Wiener blut trascina, però le facce alienate dei custodi, lasciati soli ad avviticchiarsi nelle spire del 4/4, inducono ad un appello: belle dame, bei cavalieri… accorrete a Palazzo Reale. Naturalmente, sellate i cavalli o montate in carrozza…

anita pepe

mostra visitata il 19 giugno 2004

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