Milano s’inchina a Perino & Vele

7 aprile 2011

Perino & Vele_ Public Invasion_ 2009_ ferro zincato, pastello, china, cartapesta_ cm 216 x 273 x 12 (19 fogli)_Courtesy Galleria Alfonso Artiaco

Va bene che, appena sotto la trentina, nel 1999 erano già alla Biennale di Venezia, però anche un’antologica prima dei quarant’anni è un bella soddisfazione. Soprattutto se il “contenitore” si chiama Fondazione Pomodoro. E così, in una Milano che ultimamente parla sempre più napoletano (il “Flauto Magico” alla Scala, la mostra a Palazzo Reale e in galleria di William Kentridge, artista rappresentato da Lia Rumma; la mostra di Mimmo Paladino, sempre a Palazzo Reale, e la riproposizione della “Montagna di sale” nella piazzetta prospiciente), da oggi al 17 luglio arrivano pure Perino & Vele, coppia formatasi nel 1994 e impostasi per le sue sculture “trapuntate”.

Semplificazione “scolastica” di uno stile ben riconoscibile e provocatoriamente ambiguo, perché in realtà il lavoro del duo Rotondi-based ha una complessità intrinseca che va oltre le forme morbide con cui avvolge oggetti di uso comune. Negli ultimi anni, poi, la cifra si è fatta più scarna, grezza, anche “materialmente” graffiante e aggressiva (vedi il ferro zincato). Piuttosto scomodi, infatti, i temi affrontati: si pensi a “Kubark” (visto da Alfonso Artiaco nel 2004, ispirata alle tecniche segrete di interrogatorio della CIA); ai cartelloni che citano, tra gli altri, “Silvio Berlusconi vs Vladimir Putin”, “Carol Wojtyla vs George W. Bush”, “Osama Bin Laden vs Mahmud Ahmadinejad”; o, ancora, a “Mina”, accostamento tra un giaciglio vuoto e due stampelle, non privo di un certo cinismo.

Anche il materiale più usato, di per sé, non è “innocuo” né innocente: cartapesta ottenuta frullando quotidiani che, per una sorta di legge del contrappasso, da tritacarne mediatici diventano poltiglia, e da bibbie dell’omologazione e del pensiero manipolato si trasformano in monumenti alla riflessione e alla disobbedienza civile.

E che l’arte, oggi più che mai, debba essere impegno Luca Vele ed Emiliano Perino lo ribadiscono stavolta nelle due opere site specific: “Luoghi comuni” (che dà il titolo all’evento meneghino, curato da Lorenzo Respi), selva di indicazioni stradali puntate verso le stragi di Capaci e di Ustica, l’inchiesta sul termovalorizzatore di Acerra, la villa di Arcore, il terremoto in Irpinia, i Corleonesi e i Casalesi, il G8 di Genova e tutti i perversi intrecci tra Stato e Antistato, le trame oscure e i depistaggi che hanno funestato la storia della Repubblica. Di rinforzo, l’altro inedito, “Help??”, carosello di transenne che, rovesciando il concetto di barriera, tiene lo spettatore “fuori”, inchiodandolo sull’equazione focolai di guerra=focolai d’infezione (alla faccia dei futuristi che la celebravano quale “sola igiene del mondo”), tracciati su mappe sovrapposte di un mondo dai confini sempre più labili.

E se questo è il biglietto da visita, gli altri pezzi – una ventina, di carattere decisamente “monumentale” – non sono certo da meno…

(“Roma”, 7 aprile 2011)

In alto: Perino & Vele_ Public Invasion_ 2009_ ferro zincato, pastello, china, cartapesta_ cm 216 x 273 x 12 (19 fogli)_Courtesy Galleria Alfonso Artiaco

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Commenti

  1. gg ha detto:

    duo interessantissimo della scena contemporanea in italia.
    complimenti!

nakai-sofia@mailxu.com