Valsesia, Viceregno, Varallo: Tanzio andata e ritorno

30 dicembre 2014
Antonio d’Enrico detto Tanzio da Varallo_San Carlo Borromeo comunica i malati di peste_1616_olio su tela, 258 x 156 cm_Domodossola, chiesa dei SS Gervasio e Protasio_Ph su concessione Ufficio per i BBCC Ecclesiastici Diocesi di Novara

Antonio d’Enrico detto Tanzio da Varallo_San Carlo Borromeo comunica i malati di peste_1616_olio su tela, 258 x 156 cm_Domodossola, chiesa dei SS Gervasio e Protasio_Ph su concessione Ufficio per i BBCC Ecclesiastici Diocesi di Novara

A mostre così un tempo si era abituati. Ma sono passati troppi anni da quando, tra Castel Sant’Elmo e Capodimonte, venivano inanellate rassegne su Battistello Caracciolo, Jusepe de Ribera, Mattia Preti, Luca Giordano, Giovanni Lanfranco, per chiudere in bellezza con l’ultimo tempo di Caravaggio. A Napoli “si fa” troppo Seicento: un’accusa da rivedere. In primis perché il verbo sarebbe ormai da coniugare al passato; in seconda battuta, perché il Seicento non è mai troppo, considerati le attribuzioni, nuove o rivedute e corrette, e i ritrovamenti ancora in corso, insieme alla necessità di riportare periodicamente in superficie i tesori sommersi nei depositi museali e nelle collezioni private. (altro…)

Capodimonte. L’ultima opera di Caravaggio da ieri è “in prestito” alla Pinacoteca

21 giugno 2005

E’ il più documentato dei dipinti di Caravaggio, forse l’ultimo. Eppure per anni non venne riconosciuto, tanto da essere attribuito prima al solito seguace non meglio identificato, poi addirittura a Mattia Preti, finché nel 1980 Giorgio Fulco e Vincenzo Pacelli, frugando tra le carte degli archivi, vi impressero in maniera inoppugnabile il sigillo del Maestro, con tanto di data: 1610. Da allora, la “Sant’Orsola confitta dal tiranno” è una star delle rassegne dedicate al lombardo e, senza dubbio, la principale calamità di quanti visitano la sede della Banca Intesa in via Toledo, quel Palazzo Zevallos nel quale la tela, dopo vicissutidini ereditarie snodatesi tra Genova, Napoli ed Eboli, e forse per influenza di un kharma misterioso (l’edificio appartenne anche ai Colonna, protettori napoletani del Merisi), approdò nel 1972, grazie all’interessamento di Raffaele Mattioli. (altro…)

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