Biennale Arte 2009

Cosa resterà di questa Biennale?

biennale 2009_opinioni

Un evento globale per grandi e piccini. Per Fare Mondi colorati e spensierati. Però, a quanto pare, la Biennale è un Paese per (grandi vecchi) vecchi…

Lasciate che i bambini vengano alla Biennale. Somiglia a tratti a un Kindergarten la mostra di Daniel Birnbaum, tale è l’abbondanza di richiami più o meno diretti al fanciullino che c’è in noi: l’allegra scuola di Massimo Bartolini, il carnoso giardino di Nathalie Djurberg, i caroselli caleidoscopici di Hans Peter Feldman, la scintillante merceria di Moshekwa Langa, il teatrino dei balocchi di Madelon Vriesendorp, i disegnini di Joan Jonas,le installazioni di Öyvind Fahlström, i birillonileitmotiv di André Cadere. E stimoli, inviti: pigia il campanello, cammina sulla passerella, segui le orme del Gutai, attraversa – per ben due volte – le stanze colorate. Senza contare la ricca offerta di laboratori didattici e atelier creativi. Una Biennale formato famiglia, insomma, un appuntamento in cui si sta tutti insieme appassionatamente: cinesi e tibetani e indiani, palestinesi e israeliani. Più che una Biennale terzomondista, una Biennale cerchiobottista, attenta a non scontentare alcuna forma di creatività e a non urtare il pubblico. Le ferite della Storia non sanguinano (neppure nella Germania in bianco e nero di Simon Starling), le questioni politiche non scottano (tutt’altro, vedi Igor Makarevich ed Elena Elagina). Rifare il famoso altro mondo possibile non è tra gli obiettivi contemplati. Tutt’al più si possono rifare ambienti e città, suggeriscono proposte molto “Biennale dell’Architettura” -Carsten Höller su tutti -, tendenza quest’anno dilagante anche tra le partecipazioni nazionali (però verrebbe pure da chiedersi quanto le archistar soffrano d’invidia nei confronti dei “colleghi” artisti…). More

Area Scandinavia

biennale 2009_partecipazioni nazionali

C’è del bello in Danimarca. E anche nei paraggi. Invito al Padiglione con delitto per i Collectors dei Paesi Nordici. Arsi dalla smania di possedere, potranno pur sempre spegnersi con fiumi di birra ghiacciata…

Più che scene da un matrimonio, è una scena del crimine. “I will never see you again!”, minaccia uno specchio nel Padiglione danese, messo in vendita da Elmgreen & Dragset, curatori di un (con)testo espositivo e insieme narrativo che sconfina nell’attiguo spazio dei Paesi Nordici. Un lavoro di gruppo che vede impegnati ventiquattro colleghi, fra artisti e designer, per arredare due environment belli e ironici, griffatissimi e leccatissimi. Un giallo in due capitoli “interattivi” sul tema del collezionismo

-passione, ossessione, esibizionismo, mania, feticismo -, prodigo d’indizi per ricostruire una trama tragica, grottesca e vagamente torbida, con o senza l’ausilio del sedicente “agente immobiliare”, che performativamente guida il tour in casa Danimarca. Lussuosa e tetra dimora borghese congelata in un inquietante e “bergmaniano” day after: la camera della teenager è carbonizzata, la scala che porta al soppalco del living distrutta, il tavolo della sala da pranzo, piatti compresi, spaccato; pure le stoviglie della cucina sono franate, idem la famiglia misteriosamente svanita dal focolare domestico. Miglior sorte non è toccata al raffinato proprietario del luminoso loft ricavato nel Padiglione dei Paesi Nordici, il quale galleggia prono nella piscina all’esterno (“inquadratura” citata ad libitum nel dipinto di Vybeke Slyngstad): suicidio o omicidio? Sospetto generato dalle sue palesi predilezioni: una teca di costumi maschili (anche questa è collezione…), disegni di macho-men stile Village People, foto censurate sulla scrivania dove lo scrittore erotico andava principiando la sua autobiografia. More

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