Ricucire il futuro. Giovanni Gaggia a Tellaro.

10 luglio 2018

“Ho bisogno del mare perché m’insegna”: così scriveva Pablo Neruda. Ma qui non siamo a Isla Negra, bensì a Tellaro di Lerici. A ulteriore levante di un Golfo, quello di La Spezia, che coi poeti in ogni caso c’entra, e parecchio.
A volte però la lezione, anziché sapore di sale, lascia l’amaro in bocca: questo è quanto Giovanni Gaggia, chiamato da Gino D’Ugo per il terzo appuntamento del ciclo espositivo “La superficie accidentata”, ha appreso e – divulgato – dalla viva voce del pescatore Gino.
Che questo sia un lavoro a quattro mani è al contempo vero e falso. Falso, perché le mani sono di più, comprese quelle di Andrea Luporini, che ha fornito il supporto tecnico indispensabile alla documentazione di un progetto interamente realizzato in loco. Vero, anzi letterale, perché “Tutto l’inizio, la fine” ruota intorno ai gesti e ai dialoghi che due persone, diverse tra loro per età, professione ed esperienze culturali, intrecciano mentre sono intente a riparare una rete da pesca. Un mestiere antico, che come tutte le attività artigianali occorreva “rubare” osservando i più esperti; e un’attività senza barriere di genere: maschi e femmine, purché dotati di destrezza e pazienza, rattoppavano indistintamente quelle trame sottili che sarebbero a setacciare i flutti per ricavarne pane. Aggiustavano, non buttavano via: roba da poveri o, più semplicemente, regola naturale di una società non ancora fondata sullo spreco.
Intorno all’acqua-arché ci sarebbe molto da dire, ma Gaggia ha preferito limitare la sua evocazione di un mondo operoso e antico alla suggestione di pochissimi input: un video, una traccia sonora, un’installazione. (altro…)

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