Il finissage di Calibè, un artista ecocentrico

7 dicembre 2016
Enzo Calibè_ Scomposizione di un miraggio_ 2016

Enzo Calibè_ Scomposizione di un miraggio_ 2016

Finissage con catalogo per un artista ecocentrico. Enzo Calibè, napoletano, classe 1980: un esempio di coerenza tra vita e lavoro, agita in modo interlocutorio e lucidamente autocritico. “A Landscape is a Landscape is a Landscape”, alla galleria E23 in via Blanch, analizza l’impronta dell’uomo sul pianeta a partire dall’abusato ossimoro costituito dall’espressione “capitalismo verde”. Una dopo l’altra, l’artista stana le contraddizioni di un sistema globale che anticipa sempre di più l’”overshoot day” della Terra (ovvero il giorno in cui risultano già esaurite le risorse disponibili per l’intero anno), ma seguita a propagandare la “green economy” come panacea per uno sviluppo sostenibile. Manipolato e strumentalizzato, l’ambiente si trasforma progressivamente in un’immagine idealizzata, miraggio svuotato di senso.
Che la natura – addomesticata – fosse da tempo ridotta a scenario da evocare nostalgicamente lo hanno testimoniato stereotipi come il locus amoenus o l’Arcadia. Ma la drammatica accelerazione del suo degrado ha reso più drammatica la riflessione: niente e nessuno si salva, triturato da un ingranaggio infernale che può arrivare a nascondersi dietro intenti di tutela e salvaguardia. Da qualche parte esistono ancora paradisi incontaminati, ma in fondo sono dei non-luoghi, probabilmente fotoritoccati: Calibè rincara la dose ritagliandone via l’intruso, cioè la presenza umana. Una sequenza di spot, una coloratissima installazione di screen sever con fiori e frutti, disegni di spiagge e monti inquadrati da obiettivi fotografici, un paesaggio scomposto cromaticamente: l’opera di decostruzione-demistificazione dell’artista procede in contrasto con la ricostruzione artificiale dell’ambiente, piegato alle ragioni della tecnologia, del marketing, della vanità esibizionista di chi preferisce vivere la natura in formato digitale o come status symbol. Esemplificazioni che potrebbero proseguire all’infinito, tanti sono i casi di devastazione, affiancati dalla paradossale e illusoria ricerca di comportamenti “ecologicamente corretti”.
A dare ulteriore impulso alle domande in esposizione, gli interventi del catalogo prodotto dal Bad di Casandrino, con saggi del curatore Stefano Taccone, Maria Giovanna Mancini, Chiara Pirozzi, e una conversazione tra Emanuela Ascari, Elisabetta Bianchessi, Andrea Caretto & Raffaella Spagna, Serena De Dominicis e l’artista stesso. La presentazione stasera alle 18 in galleria.

(Articolo pubblicato sul Roma, 7 dicembre 2016)

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