Stabat Armenia

27 settembre 2011

Genocidio. Olocausto. Parole sinistre, plumbee, che come una striscia di sangue hanno attraversato il “secolo breve”. Tra i massacri più dimenticati, persi tra le pagine dei libri e le pieghe del tempo, c’è quello del popolo armeno, che di stermini ne ha subiti ben due. Una questione che ha suscitato controversie (perfino sulle cifre dei morti, come se l’orrore e l’ingiustizia fossero quantità misurabili) ed imbarazzi specie in Turchia, paese in odor d’Europa, vitalissimo a detta della comunità dell’arte, ma che non ha ancora risolto qualche problema in fatto di diritti umani.
Nella vecchia Europa l’“inutile strage” del primo conflitto mondiale era appena iniziata, che nell’impero ottomano – dopo il precedente del 1894 – si replicava la deportazione forzata di uomini, donne e bambini (si consiglia la lettura del romanzo di Antonia Arslan La masseria delle allodole). Una tragedia che Lello Lopez e Antonello Matarazzo commemorano nel progetto Hayastan – Veraznunt nel veneziano Palazzo Zenobio, sede di quel Collegio Armeno che, in questo 2011 di Biennale, non teme certo l’overbooking, dai due padiglioni nazionali (Islanda e, appunto, Armenia), a mostre come The mediterranean approach.
I due artisti napoletani scelgono la via multimediale e, attraverso una serie di “convergenze parallele”, lavorano su concetti chiave quali la restituzione dell’identità sottratta e la speranza di rinascita (simboleggiata da piante che ricrescono su terreni brulli, o dall’animazione dei volti nelle foto). Videoinstallazioni, fotografie, interventi pittorici tra dramma collettivo e dolori individuali: i nomi, innanzitutto, dichiarazione di esistenza e risarcimento di dignità; i volti, fieri e forti, impressi nelle vecchie fotografie, sui quali Matarazzo ravvisa una sorta di “communis patria fisionomica” meridionale; l’incontro di boxe tra il pugile armeno tedesco e quello turco tedesco, sul quale Lopez fa fluire il Quando corpus morietur dello Stabat Mater di Pergolesi, quasi a ricordarci che, tra i tanti ribaltoni della storia, la fine per l’unica razza esistente – quella umana – è nota.

          

Lello Lopez – Antonello Matarazzo_ Hayastan – Veraznunt_ a cura di Ignazio Maria Colonna e Chiara Pirozzi_ Venezia_ Palazzo Zenobio

(8 settembre/15 ottobre 2011)

Commenti

  1. clementina crocco ha detto:

    Lavorare all’ombra dei veri artisti rappresenta un’ opportunità di profondo arricchimento culturale oltre che tecnico ed estetico. Ho imparato molto anche in questa occasione e spero che il vostro ulteriore “grido” giunga nel cuore di tutti perchè di tutti è la Storia.
    Clementina Crocco

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