Fiori dall’ombra

21 settembre 2011

Natura… morta? Artista dalla sensibilità ecologista, per la sua nuova personale Maura Banfo punta l’obiettivo su uno dei soggetti più semplici ed amati di ogni tempo, “riscrivendolo” con preziose epifanie di luce…

 

Maura Banfo e la fotografia: quando, come e perché ci sei arrivata?

Non sono nata con la macchina fotografica in mano! Mio padre però è stato un grande sperimentatore con la macchina fotografica e in camera oscura, per cui in qualche modo l’attrazione per questa scatola magica non mi è mancata. Poi tutto è avvenuto da sé!

Nel campo della fotografia, prediligi tecniche particolari? Sei affascinata dal vintage, dagli ‘shots’ fatti con lo smartphone?

Lavoro in analogico, ma subisco da un po’ di tempo il fascino dell’immediatezza del digitale. Mi diverto un sacco con instagram sull’iPhone, tanto che sto realizzando dei libricini di immagini. Il vintage mi cattura da sempre con la Polaroid: uno dei miei primi lavori è stato proprio in Polaroid e lo scorso anno ho realizzato un’intera mostra a Salerno con questo mezzo. Ha un fascino irresistibile!

Quali sono i tuoi tempi di creazione?

Non saprei dartene uno esatto. Non sono un’iperproduttrice, anzi amo molto il silenzio del mio lavoro, quello in cui penso, leggo e nella testa elaboro. Realizzo pochi scatti.

Qual è il tuo rapporto con la luce?

Partendo dal presupposto che la luce è l’elemento primario per impressionare la pellicola fotografia, direi che è tutto! Scritture di luce. Sculture di luce. Materiche. Non so come spiegarmi… ma è proprio la materia che ancora una volta viene fuori, che sembra quasi materializzarsi verso l’esterno, però con un’“asciugatura” attraverso il nero di fondo che annulla la luce. O, forse, la aumenta! Architetture preziose.

I tuoi nuovi lavori sono caratterizzati da un accentuato tenebrismo, quasi tesi tra poli opposti: intimo da un lato, teatrale dall’altro. Perché?

Si tratta di un dialogo con l’evoluzione e la fragilità della vita, un racconto sull’essere, sul tempo, sul mutamento, dove l’opera è sempre al centro! Il silenzio attraverso la trasparenza. L’oscurità per emergere in silenzio. Il buio. E attraverso dei semplici gesti concretizzarsi in materia.

Dal punto di vista estetico, ti sei ispirata a particolari correnti artistiche o suggestioni letterarie?

Quando sono concentrata su un progetto mi torna alla mente spesso questa frase di Carol Rama: “Noi non abbiamo mai un’idea sola, almeno io. Ne ho tante accavallate”. Mi muovo all’interno del lavoro, sposto il punto do vista: immagini che sembrano così diverse tra loro, mentre un sottile filo lega tutto quanto. Un dialogo di convivenza, come scrivere e riscrivere una storia attraverso i propri ricordi accumulati nel tempo, ma che si confrontano con la quotidianità del momento. E il racconto prende forma.

I fiori: un soggetto frequentatissimo dall’arte. Perché lo hai scelto e come lo hai rielaborato?

Il fiore è un elemento spesso presente nella mia ricerca, ma non so perché! È un’inconsapevole forte attrazione. La simbologia del fiore ha avuto un ruolo molto importante nella nostra storia. In quest’ultimo lavoro il fiore, che in un primo momento è stato esaltato nella sua bellezza, viene ora indagato, sviscerato, analizzato nella sua presenza più fragile, nella sua forma in assenza, nel suo riconoscimento evocato e mai rivelato nella sua totalità.

Per la tua nuova personale hai previsto specifiche modalità installative?

Ho riflettuto sullo spazio espositivo con il lavoro stesso.

È noto il tuo amore per gli animali, per l’ambiente…

Argomento particolarmente a me a cuore… ma non so quanto di consapevole ci possa essere nel lavoro. Sto però elaborando qualcosa che mi porterà in quella direzione…chissà!

         

Maura Banfo_ In un palmo di mano_ a cura di Gabriella Serusi_ Torino_ Marena Rooms Gallery

(23 settembre/12 novembre 2011)

Inaugurazione giovedì 22 settembre h 18,30

cousey.bernice@mailxu.com