Madre: una rete di polemiche mai sopite

17 aprile 2009

Assenti gli artisti campani alla prossima mostra dedicata alla Urban Art

Da un po’ di tempo, sui social network del web, era sbucato il logo del Madre. Fin qui niente di strano. Capita che un museo, una fondazione o una galleria aprano un profilo su Facebook o My Space a scopi pubblicitari e/o aggregativi. Se non che a ben guardare il famoso acronimo quadrato del Museo d’Arte contemporanea Donnaregina presentava qualche sbavatura. Il titolo, poi, era a dir poco eloquente, “Madre snaturata”. In più, accanto, il nome di Lucio Amelio buonanima. Logica la deduzione che sotto ci fosse qualcosa di non istituzionale. Il quid è legato allo “Urban Superstar Show” in programma la settimana prossima in via Settembrini 79: evento di Comicon, aperto dal 24 ma con opening party sabato 25 alle 21 (magistratura permettendo…), organizzato dalla galleria romana Mondopop (in collaborazione col magazine XL) e curato da Davide Vecchiato, annunciato come “la più esauriente mostra di Urban Art mai presentata in un museo italiano”. Sulla scia, seppur in ritardo e con una flessione rispetto all’interesse per il fenomeno, di analoghe rassegne come “Street Art, Sweet Art”, tenutasi al Pac di Milano nel 2007, o “Scala Mercalli”, lo scorso anno all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Street art, skate art, pop surrealism, lowbrow, poster art, art toys e chi più ne ha più ne metta. Da tutto il mondo, tranne che da Napoli. “Madre snaturata” è allora un’operazione che, partendo dal web, vuol richiamare l’attenzione sull’ingiusta esclusione di una “scuola” locale che pur vanta esponenti noti e apprezzati nell’ambiente come Ktm, Satoboy, Wany, Kaf, D. Miedo, Eno, Satta Prodz, Cyop, Biodpi e Iabo. Quest’ultimo ispiratore di una “rivolta” – performance che ha come mentore il “cacciatore di graffiti” Augusto De Luca, enciclopedia vivente della materia che esprime in Rete le ragioni del dissenso: “È comprensibile che il curatore della mostra, che è di Roma, abbia delle preferenze nelle sue scelte o addirittura non conosca i “nostri” street artist, ma è inconcepibile che il direttore del Madre ignori la loro esistenza”. Tra l’altro, lo stesso Cicelyn, due anni fa, aveva tentato di irreggimentare la contestazione organizzata da Cyop & Kaf ai margini dell’inaugurazione dell’esposizione di Marisa Merz e Rachel Whiteread, offrendo addirittura loro la gestione di uno spazio nel museo (i due avevano risposto picche). “Avallare una scelta parziale come quella di questa mostra, ignorando ogni relazione con il territorio – prosegue la nota – è un vero tradimento”. Fin qui le parole. Ora si attendono i fatti. Creativi e ironici, naturalmente. Perché sarà arte di strada, ma i napoletani non ci stanno a rimanere sul ciglio a guardare.

(Roma, 17 aprile 2009)

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